giovedì 2 febbraio 2012

Due opere di Mia Couto

Sabato 4 febbraio, alle 18.30, GRIOT, a Roma, presenta il romanzo Veleni di Dio, medicine del diavolo e la raccolta di racconti Perle dello scrittore mozambicano Mia Couto.

Mia Couto è uno degli autori più noti dell’Africa lusofona. Nei suoi scritti, per citare un lusinghiero giudizio dato su di lui da Sepulveda nell’introduzione al romanzo Sotto l’albero del frangipani, è riuscito a “fare della storia del suo paese, il Mozambico, una grande metafora: la metafora della speranza e della magia come antagoniste di una realtà sinistra”.

GRIOT presenta due nuovi libri di Mia Couto, da poco usciti per due diverse case editrici. Il primo, pubblicato da Voland, porta nel titolo quell’aria sospesa tra sacro e profano, tra magia e realtà, che caratterizza la produzione artistica di questo straordinario narratore: Veleni di Dio, medicine del diavolo racconta la storia di Sidonio Rosa, un giovane medico portoghese che, sopraffatto dall’amore per la bellissima mulatta Deolinda, si trasferisce in una cittadina del Mozambico, Vila Cacimba. Qui Sidonio si ritroverà impigliato in una ragnatela di fatti e personaggi diversi, che sembrano però avere una cosa in comune, ossia una doppia natura ambivalente e menzognera.

Il secondo libro, pubblicato da Quarup è una raccolta di brevi e fulminanti racconti, vere e proprie Perle – come recita il titolo – che percorrono le varie fasi della vita degli esseri umani, intrecciandoli all’immaginario denso, lussureggiante e sempre aperto alle fantasie oscure che caratterizzano la narrazione dello scrittore mozambicano.


Interverranno alla presentazione Maria Teresa Carbone, giornalista del Manifesto e Giorgio De Marchis, docente di letteratura portoghese e brasiliana all’Università Roma Tre e traduttore di autori lusofoni.
Daniele Petruccioli, traduttore del romanzo Veleni di Dio, medicine del diavolo, leggerà alcuni brani tratti dal libro.


1 commento:

  1. beatrice spallanzani3 febbraio 2012 00:59

    Non conoscevo assolutamente questo autore. Sappiamo davvero poco di questa letteratura lusofona.

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