Il carcere negli anni 70 se lo era guadagnato, per aver messo in scena una pièce teatrale contro il governo in carica, ma la colpa maggiore era l’aver scelto come lingua la sua lingua madre, il gikuiu, comprensibile ad un pubblico più vasto rispetto all’inglese, lingua ufficiale. E’ del 1986 il saggio Decolonizzare la mente: la politica della lingua nella letteratura africana, in cui sostiene l’importanza delle lingue africane in letteratura, rendendosi conto delle drammatiche conseguenze di questa frattura linguistica. Nel 1988 scelse per sé e la sua famiglia l’esilio negli Stati Uniti, dove insegna letteratura comparata in alcune importanti università americane. Le due opere più famose, pubblicate in Italia da Jaca Book, sono Un chicco di grano e Petali di sangue, in cui si parla di lotte per l’indipendenza, con particolare riferimento alla rivolta dei Mau Mau e, dopo l’indipendenza, a Jomo Keniatta.
martedì 27 novembre 2012
Ngugi Wa Thiongo, Sogni in tempo di guerra
Il carcere negli anni 70 se lo era guadagnato, per aver messo in scena una pièce teatrale contro il governo in carica, ma la colpa maggiore era l’aver scelto come lingua la sua lingua madre, il gikuiu, comprensibile ad un pubblico più vasto rispetto all’inglese, lingua ufficiale. E’ del 1986 il saggio Decolonizzare la mente: la politica della lingua nella letteratura africana, in cui sostiene l’importanza delle lingue africane in letteratura, rendendosi conto delle drammatiche conseguenze di questa frattura linguistica. Nel 1988 scelse per sé e la sua famiglia l’esilio negli Stati Uniti, dove insegna letteratura comparata in alcune importanti università americane. Le due opere più famose, pubblicate in Italia da Jaca Book, sono Un chicco di grano e Petali di sangue, in cui si parla di lotte per l’indipendenza, con particolare riferimento alla rivolta dei Mau Mau e, dopo l’indipendenza, a Jomo Keniatta.
domenica 25 novembre 2012
Alicia Gaspar De Alba, Il deserto delle morti silenziose
Oggi, 25 novembre 2012, in tutto il mondo giorno dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne.
Emarginazione, stalking, razzismo sono forme di violenza fisica e morale che ancora sopravvivono nel secondo millennio. Dall’inizio dell’anno 2012, secondo Telefono Rosa, sono 100 le donne uccise in Italia. Si è passati da un omicidio ogni tre giorni, registrato l’anno scorso, a uno ogni due giorni. E nella maggior parte dei casi gli autori di questi delitti sono mariti, ex fidanzati, comunque persone nella cerchia affettiva delle mura domestiche.
L’87 per cento delle donne, che hanno chiesto aiuto a Telefono Rosa, hanno subito violenza in famiglia o da quelli che potevano ritenere fossero “i loro cari”, secondo l’indagine dell’associazione relativa al 2011.
L’istituto di statistica sottolinea che, sebbene gli omicidi siano calati (circa 1/3 rispetto a 20 anni fa), quelli in cui le vittime sono donne fanno registrare numeri alti: nel 2010 le donne uccise sono state 156; nel 2009 erano state 172; nel 2003 si è avuto il picco del decennio scorso con 192 vittime. E aumenta il tasso di omicidi che avvengono in ambito familiare o sentimentale: circa il 70% di questi omicidi sono compiuti da partner o parenti.
Invece che fare riferimento a fatti di cronaca recenti, ho pensato di trasferire in questo blog un mio precedente scritto, pubblicato in gruppodilettura.wordpress.com, su un romanzo che parla in modo particolarmente tragico di femminicidio in Messico. Per femminicidio si deve intendere l'assassinio di donne per il semplice fatto di essere donne, commesso da un uomo in una discriminazione di genere. Il deserto delle morti silenziose, pubblicato nel 2007 da La nuova frontiera, appartiene al genere dei romanzi–verità o ai docu-romanzi.
Invece che fare riferimento a fatti di cronaca recenti, ho pensato di trasferire in questo blog un mio precedente scritto, pubblicato in gruppodilettura.wordpress.com, su un romanzo che parla in modo particolarmente tragico di femminicidio in Messico. Per femminicidio si deve intendere l'assassinio di donne per il semplice fatto di essere donne, commesso da un uomo in una discriminazione di genere. Il deserto delle morti silenziose, pubblicato nel 2007 da La nuova frontiera, appartiene al genere dei romanzi–verità o ai docu-romanzi.
sabato 17 novembre 2012
Lola Shoneyin, Prudenti come serpenti
Il titolo originale, più esplicito rispetto a quello italiano, è The Secret lives of Baba Segi’s Wives: inglese è la lingua di scrittura di Lola, che ha frequentato scuole nel Regno Unito e che, ritornata in patria ad Abuja, .insegna inglese e teatro. Vive tra Londra e Abuya ed è sposata con il figlio di Wole Soyinka, premio Nobel per la Letteratura. Lola si ritiene una femminista, pronta a dare un contributo, perché le donne africane abbiano più opportunità; per questo il tema centrale di questo primo romanzo è la poligamia, che è ancora molto diffusa in Nigeria. Il 33% delle donne nigeriane, infatti, vive con un marito poligamo. A causa della povertà le donne, per lo più musulmane poco istruite, accettano la poligamia, ma più per fattori culturali che religiosi. Alcune, come nel caso della protagonista di questo romanzo, possono anche essere laureate, ma anche per loro è difficile essere accettate in una società in cui conta solo il matrimonio e l’avere figli.
giovedì 1 novembre 2012
Valerio Pellizzari, In battaglia, quando l'uva è matura
In questo periodo mi sono interessata di Afghanistan, soprattutto dopo aver letto Limbo, l’ultimo romanzo di Melania Mazzucco, ottima scrittrice. La protagonista, il maresciallo ventisettenne Manuela Paris, responsabile di trenta uomini, è reduce da una missione di pace. Torna a casa dopo 127 giorni con le stampelle, dopo due operazioni al cervello, faticosamente sopravvissuta ad un attentato in cui ha perso tre suoi soldati .
Una legge permette da circa dieci anni la presenza delle donne nell’esercito e Manuela è una di quel 3% che ha aderito, anzi il suo è il caso di una donna soldato fermamente convinta della scelta fatta e che riesce con determinazione a farsi apprezzare in Afghanistan dalla nona compagnia del decimo reggimento degli alpini.
Il romanzo si articola in capitoli con un titolo che si ripete: LIVE in cui Manuela parla di sé tornata a casa e HOMEWORK, in cui racconta in forma di diario ciò che le è accaduto in Afghanistan. Scrivere infatti serve come cura per chi ha subito un terribile shock.
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