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martedì 3 luglio 2012

Calixthe Beyala, Come cucinarsi il marito all'africana

Come cucinarsi il marito all'africanaParlare o scrivere di cucina è senz’altro di moda: è sufficiente tenere conto dei tanti libri pubblicati o delle tante trasmissioni televisive di questi ultimi anni. Come cucinarsi il marito all'africana di Calixthe Beyala ha anticipato nel 2000 questa moda, perché è insieme un romanzo breve e un libro di ricette esotiche della cucina africana: 25 ricette, sfiziose, succulente e rigorosamente africane per gusto e uso degli ingredienti, seguono i singoli capitoli in cui si sviluppa il romanzo. Non siamo in Africa, ma a Parigi e la protagonista è mademoiselle Aissatu, africana, trapiantata da tempo in Francia, dove si guadagna la vita pulendo i cessi pubblici. 

“Li conosco uno per uno e potrei descrivervi ogni tipo di uomo che li frequenta.”  
“Offro la mia felicità in un pacchetto di sorrisi alla clientela preoccupata di una diarrea o che agita il sedere per distrarre un bisogno urgente di pisciare.”

“Non so quando sono diventata bianca, ma so che esfolio la pelle a suon di Venere di Milo e, secondo la stessa logica, torturo il corpo fino a renderlo minimalista: non ho seno e il mio sedere è piatto come la terra perché come da stereotipo, piacere agli uomini bianchi è cosa buona e giusta. Tavola da surf uguale bella donna. E per questo diete e palestre, saune, per “spomparci”.  


mercoledì 23 maggio 2012

L'Algeria di Yasmina Khadra

Si è concluso oggi il ciclo di incontri sull'Africa Mediterranea sconosciuta organizzato dall'Università dell'Età Libera- Circolo Culturale Il Crostolo. Il tema era l'opera di Yasmina Khadra, scrittore algerino che vive in Francia. Relatrice la prof. Maria Beatrice Spallanzani, membro del nostro Gruppo Interculture.

La prof. Spallanzani ha commentato alcuni libri "noir" dell'autore algerino, le cui opere sono molto diffuse e conosciute in tutto il mondo. Attraverso l'intreccio poliziesco, i romanzi, ambientati negli anni '90, mettono a nudo la corruzione e il clientelismo che corrodono il tessuto sociale algerino, impoverendo i più a favore di pochissimi potenti speculatori, collusi con il potere politico e militare. Con uno sguardo lucido e impietoso, l'autore ci fa vedere come abusi e speculazioni spadroneggino in un paese che...

giovedì 16 febbraio 2012

Saphia Azzeddine, Mio padre fa la donna delle pulizie

Mio padre fa la donna delle pulizieNel 2011 la casa editrice Perrone ha pubblicato Mio padre fa la donna delle pulizie (uscito in Francia nel 2009), di Saphia Azzeddine. L'autrice, nata in Marocco e emigrata in Francia all'età di nove anni, si era già fatta conoscere nel 2008 con Confidences à Allah, romanzo non ancora tradotto in Italia, che ottenne un immediato successo.

Pur essendo di origini magrebine, Saphia Azzeddine non rientra nel cliché tipico del giovane scrittore di banlieue, che racconta con rabbia la propria miserabile vita all'ombra dei mostruosi palazzoni di cemento che oscurano il cielo delle cités, le vaste e desolate aree urbane sparse intorno alle grandi città francesi. Al contrario, Saphia non ha mai vissuto nelle banlieues e non ha mai conosciuto la miseria e l'emarginazione di tanti giovani figli di immigrati.

In Mio padre fa la donna delle pulizie però, la scrittrice sceglie come protagonista proprio un banlieusard, un adolescente che vive in uno squallido casermone, dove l'ascensore è sempre guasto e le scale puzzano di immondizia. Polo, questo il nome del ragazzo, è però un bianco, come dice lui stesso, non un arabo, ma il suo orizzonte e le sue prospettive sono le stesse di tanti giovani figli di immigrati.

venerdì 13 gennaio 2012

Un sans-papier nel paese dei Diritti dell'uomo

Brahim au pays des droits de l'hommeNel 2011 è uscito in Francia Brahim au pays des Droits de l'homme di Brahim Charifi, ed. Desclee' de Brouwer, Parigi.

L'autore, uno dei tanti sans-papier arrivati in Francia con la speranza di una vita migliore, racconta le sue vicissitudini, il passaggio da un lavoro sottopagato a un altro, gli inganni subiti dagli stessi connazionali marocchini, la diffidenza e gli invincibili pregiudizi dei francesi, la minaccia costante di essere rimpatriati da un momento all'altro ... in una parola tutte le esperienze comuni ai clandestini di tutti i paesi del mondo.

Sono due gli aspetti che distinguono questo libro dai numerosi altri pubblicati in Francia negli ultimi anni da parte di autori di origine magrebina. Da un lato il linguaggio: il racconto infatti si snoda in brevi capitoli scritti in un francese lieve e limpido, senza le difficolta' e le durezze del verlan, il gergo delle banlieus, usato da tanti giovani figli di immigrati per raccontarci la loro rabbia, l'emarginazione, i soprusi.

martedì 15 novembre 2011

Per conoscere Albert Cossery

Albert Cossery è certamente uno scrittore poco conosciuto in Italia, anche se più volte candidato al Nobel
Nato in Egitto nel 1916, passata la giovinezza al Cairo, ha trascorso quasi tutta la vita in Francia, a Parigi, a Saint Germaine de Prés, all’hotel Louisiana, di cui occupava una camera dal 1945. E in quella camera è morto a 95 anni nel 2008. Nel 1997 dichiarava a Le Monde: “Così senza possedere nulla sono un uomo libero, un disertore della vita”.
E’ stato definito uno scrittore monaco per una sua volontaria austerità, anche se poi è difficile conciliare questa definizione con la vita da dandy nel Quartiere Latino, le frequentazioni con Camus, J. Genet, H. Miller, che già in Egitto lo aveva aiutato a pubblicare il suo primo romanzo. Amava anche sottolineare che era stato a letto con più di 3000 donne. Voleva fare concorrenza a Simenon, che fece analoghe dichiarazioni? Fu anche sospettato di essere una spia degli Stati Uniti.
Nella sua lunga vita, in 60 anni di carriera, ha scritto solo dieci romanzi in lingua francese, di cui otto tradotti in 15 lingue, raramente in arabo. Scrive in francese, pur continuando a sentirsi profondamente egiziano: “Io non sono francese, sono uno scrittore di lingua francese” Parlava un francese perfetto e aveva un particolare uso del francese, per scrivere: usava il francese classico per narrare, mentre nei dialoghi un francese che era un calco linguistico come traduzione letterale dall’arabo. Si può dunque affermare che Cossery ha contribuito all’arricchimento della lingua francese, come altri scrittori famosi: Beckett, Ionesco, Choran, Kundera, Agota Kristof e altri.