Confesso che prima di leggere Il suono del suo nome (Ponte alle Grazie, Milano 2012), non avevo mai letto nulla di questo prolifico scrittore, poeta e giornalista olandese, che ha al suo attivo romanzi di grande successo, come Philip e gli altri, la sua opera prima, pubblicata nel 1954, e resoconti di viaggio, come Verso Santiago, raccolta di appunti di viaggio scritti in anni diversi e relativi al cammino di Santiago di Compostela.
Nooteboom, che ama definirsi soprattutto un poeta, è infatti anche un grande viaggiatore e nella sua ormai lunga vita (è nato all'Aia nel 1933) ha percorso tutti i continenti e visitato decine di paesi: scherzosamente viene addirittura definito "l'olandese viaggiante". Anche Il suono del suo nome è una raccolta di impressioni di viaggi compiuti, come recita il sottotitolo, "nel mondo islamico": dalla favolosa Isfahan alla splendente Granada, dalla rossa Marrakech, "chiave dell'Atlante e del Sahara" (p. 51) a Timbuctu, sommersa dalla sabbia, dall'India dalle mille contraddizioni, "tombe Moghul e fogne a cielo aperto, minareti e catapecchie" (p. 178) alla superba Kairouan con la Grande Moschea e la sua selva di colonne...