Un romanzo molto atteso per il grande interesse suscitato in me nel 2004 da Mappe per amanti smarriti, opera polifonica che – con una trama quasi poliziesca – senza retorica, con lucidità, con pietosa partecipazione, descrive le “gabbie religiose, politiche, sociali” che rendono ancora più dura la vita di migranti, soprattutto pakistani, che continuano ad avere lo sguardo alla patria perduta.
Tra i temi affrontati la mancata integrazione in una città senza nome, ribattezzata "Città della solitudine", in un’Inghilterra multiculturale, ma che spesso ghettizza, anche perché gli stessi migranti di prima generazione si autoghettizzano.
E’ l‘islamismo in primo piano con le sue storture, le contraddizioni che producono forme di violenza soprattutto sulle donne. Un islamismo con volti diversi, che può degenerare in fanatismo e che come tale è condannato da Nadeem Aslam che si definisce laico, ma di cultura musulmana. Un romanzo che si presta ad un’efficace indagine sociologica, ma che deve essere gustato anche per la bellezza della scrittura, per la ricchezza della lingua, per la sensualità, per le minuziose descrizioni che sollecitano i sensi, suggerendo colori, profumi, attraverso le frequenti metafore e similitudini.
E’ l‘islamismo in primo piano con le sue storture, le contraddizioni che producono forme di violenza soprattutto sulle donne. Un islamismo con volti diversi, che può degenerare in fanatismo e che come tale è condannato da Nadeem Aslam che si definisce laico, ma di cultura musulmana. Un romanzo che si presta ad un’efficace indagine sociologica, ma che deve essere gustato anche per la bellezza della scrittura, per la ricchezza della lingua, per la sensualità, per le minuziose descrizioni che sollecitano i sensi, suggerendo colori, profumi, attraverso le frequenti metafore e similitudini.