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domenica 15 luglio 2012

Mia Couto, Dalla cecità collettiva all'apatia

Di Mia Couto ha già scritto su questo blog Caterina Fiore, alias Xochitl2, nel post del 4 febbraio 2012 dal titolo Due opere di Mia Couto, in occasione della pubblicazione di due suoi opere.

Voci all’imbrunireMia Couto, nato a Beira, in Mozambico, nel 1955, figlio di emigranti portoghesi, dal 1974 si dedicò  al giornalismo, diventando prima direttore dell'AIM, agenzia nazionale di stampa, poi di settimanali e quotidiani.
Nel 1985 decise di lasciare il giornalismo attivo e riprese gli studi universitari interrotti, laureandosi in biologia e dedicandosi alla ricerca e all'insegnamento.
Nello stesso tempo cominciò a pubblicare poesie e racconti. Di questi ultimi in Italia venne tradotta nel 1989 la raccolta Voci all'imbrunire (Edizioni Lavoro, Roma 1989). L'opera, purtroppo non più in catalogo, è però presente in molte biblioteche, tra cui la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia: magia, ironia, tragedia si intrecciano nei racconti, rappresentando molti aspetti di un paese problematico, ma vitale, un paese dove le antiche tradizioni si mescolano alla modernità.
Recentemente Mia Couto ha inaugurato l'anno accademico presso la Facoltà di Arte e Comunicazione della Università Eduardo Mondlane di Maputo, con un bellissimo discorso dal titolo Dalla cecità collettiva  all'apatia. In esso lo scrittore indica l'assuefazione al negativo come fonte di tanti mali: non indignarsi per la violenza, l'ingiustizia, la corruzione, il cattivo funzionamento ecc. equivale ad accettare e, prima o poi, a giustificare. Couto, ricordando con emozione i suoi anni da insegnante, rivendica  alla cultura il ruolo fondamentale di "più potente veicolo di giustizia sociale" e strumento di lotta contro il diffuso meccanismo "che banalizza l'ingiustizia e rende invisibile la miseria materiale e morale."

giovedì 2 febbraio 2012

Due opere di Mia Couto

Sabato 4 febbraio, alle 18.30, GRIOT, a Roma, presenta il romanzo Veleni di Dio, medicine del diavolo e la raccolta di racconti Perle dello scrittore mozambicano Mia Couto.

Mia Couto è uno degli autori più noti dell’Africa lusofona. Nei suoi scritti, per citare un lusinghiero giudizio dato su di lui da Sepulveda nell’introduzione al romanzo Sotto l’albero del frangipani, è riuscito a “fare della storia del suo paese, il Mozambico, una grande metafora: la metafora della speranza e della magia come antagoniste di una realtà sinistra”.

GRIOT presenta due nuovi libri di Mia Couto, da poco usciti per due diverse case editrici. Il primo, pubblicato da Voland, porta nel titolo quell’aria sospesa tra sacro e profano, tra magia e realtà, che caratterizza la produzione artistica di questo straordinario narratore: Veleni di Dio, medicine del diavolo racconta la storia di Sidonio Rosa, un giovane medico portoghese che, sopraffatto dall’amore per la bellissima mulatta Deolinda, si trasferisce in una cittadina del Mozambico, Vila Cacimba. Qui Sidonio si ritroverà impigliato in una ragnatela di fatti e personaggi diversi, che sembrano però avere una cosa in comune, ossia una doppia natura ambivalente e menzognera.