Ala Al –Alswani ha scritto questo secondo romanzo dopo il grande successo di Palazzo Yacoubian, avendo fatto esperienza diretta di Chicago e della sua università negli anni ottanta, quando lui stesso ha vissuto per due anni in questa città, per completare gli studi di odontoiatria. Dopo aver scoperto che negli Usa della cultura egiziana erano note solo le Piramidi e si pensava gli egiziani andassero sul cammello, è nato il desiderio di mettere in scena a Chicago questa piccola comunità egiziana con tutte le sue ambiguità e pregiudizi, soprattutto visto che il tempo della storia è posteriore all’11 settembre, in tempi cioè in cui arabo è diventato sinonimo di terrorista.
In Chicago siamo negli Usa, ma si parla con coraggio e senza ipocrisia dell’Egitto. Ho trovato interessante scoprire che questo romanzo , come i feuilleton ottocenteschi, è stato pubblicato prima in Egitto a puntate sul principale giornale dell’opposizione Al-Dustour. Del resto è noto che Al Aswani per 15 anni si è esposto, per aver scritto articoli contro Mubarack, che è al potere dal 1981.Come sappiamo è membro del movimento di opposizione Kifaya, che vuol dire “Basta!”